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Chapter 1 - Il peso di una corona che non esiste

Il silenzio nella Sala del Giudizio era così denso da sembrare materiale.

Aurelian Draykos avanzò di tre passi e si fermò al centro del cerchio inciso nel marmo nero, senza catene ai polsi e senza timore negli occhi. Le rune sotto i suoi piedi reagirono con un lieve tremolio, come se riconoscessero qualcosa che nessun altro percepiva.

Davanti a lui, su un trono rialzato di pietra dorata, sedeva Re Valemor III, sovrano del Regno di Eltarion. Ai suoi lati, i Custodi della Legge, figure avvolte in mantelli cremisi, osservavano Aurelian come si osserva una bestia già decisa per il macello.

«Aurelian Draykos,» dichiarò il giudice con voce amplificata dalla magia, «sei accusato di aver violato il Patto delle Classi, di aver usato un potere non registrato e di aver causato la morte di due Araldi reali.»

Un mormorio attraversò la sala.

Aurelian non rispose subito. Alzò lentamente lo sguardo, non verso il giudice… ma verso il Re.

Valemor strinse le dita sul bracciolo del trono.

Non era paura.

Era disagio.

«Hai qualcosa da dire prima che venga pronunciata la sentenza?» chiese il giudice.

Aurelian inclinò appena il capo. «Solo una cosa.»

Il cerchio runico pulsò.

Alcuni Custodi fecero un passo indietro senza rendersene conto.

«Questo trono,» continuò Aurelian con voce calma, «non ti appartiene.»

Un Custode urlò: «Silenzio!»

Ma le parole erano già state pronunciate, e il mondo le aveva ascoltate.

Per un istante infinitesimale, Aurelian sentì i Fili.

Non li vedeva con gli occhi, ma li percepiva come si percepisce un arto. Fili invisibili, tesi, che collegavano persone, giuramenti, incantesimi, autorità. Fili che legavano ogni individuo al proprio ruolo nel mondo.

E alcuni… erano più spessi di altri.

Il Re era legato a centinaia di essi.

«Arrogante,» ringhiò Valemor alzandosi in piedi. «Tu sei un nessuno. Un Vassallo senza casata.»

Aurelian sorrise appena.

«Lo ero.»

Il giudice sollevò lo scettro. «Per decreto reale—»

Non fece in tempo a finire la frase.

Lo spazio davanti ad Aurelian collassò.

Non ci fu rumore.

Non ci fu luce.

Solo un vuoto improvviso, come se l'aria avesse obbedito a un ordine che non doveva esistere.

Il giudice venne scagliato all'indietro, il suo corpo deformato da una forza che nessun incantesimo di difesa riuscì a contrastare. Si schiantò contro una colonna, privo di sensi.

La sala esplose nel caos.

«Proteggete il Re!»

I Custodi attivarono barriere, lance di mana, sigilli di contenimento. Aurelian rimase fermo, al centro del cerchio che ormai fumava.

Dentro di lui, qualcosa si era aperto.

Classe Rilevata.

Classe Anomala: Tessitore di Sovranità.

Autorità non registrata.

Attenzione: il mondo sta osservando.

Aurelian sentì il peso di quelle parole senza leggerle davvero. Le percepiva come un marchio sull'anima.

Un Custode caricò urlando, lancia in avanti. Aurelian mosse solo due dita.

Un Filo di Dominio si tese.

La lancia cadde a terra.

Il Custode si fermò, rigido, il respiro spezzato.

«Inginocchiati,» disse Aurelian.

Il Custode obbedì.

Il silenzio tornò, più spaventoso di prima.

Valemor fissava la scena con gli occhi spalancati. «Che cosa sei…»

Aurelian avanzò di un passo. Poi un altro.

Ogni passo era più pesante del precedente, come se il pavimento riconoscesse una nuova autorità.

«Non sono ancora niente,» rispose. «Ma lo diventerò.»

Le finestre della Sala del Giudizio si incrinarono tutte insieme.

Da qualche parte, molto lontano, qualcosa di antico si mosse.

Aurelian Draykos non stava cercando un regno.

Stava reclamando un destino.

E il mondo, per la prima volta da secoli, non seppe rifiutare.

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